Chi è felice non compra.

Chi è felice non compra.

Ci avete mai pensato?

Avete mai pensato ai motivi per cui acquistiamo?

E’ per vera necessità o perchè “ Questa cosa è cosi carina! La devo per forza avere!”

E’ per vera gioia, o per coprire quella mancanza?

E’ perchè siamo felici o perché siamo insoddisfatti?

Viviamo in un mondo in cui siamo costantemente sovrastimolati da nuove notizie, pubblicità e da nuovi prodotti o servizi.

cervello pieno di notizie
Noi…

Quel prodotto o servizio di cui non puoi assolutamente fare a meno, che ti cambierà drasticamente la vita.

D’altronde, l’ha cambiata a mille persone, se non ci credi puoi vedere le decine di video o di messaggi di recensione positive – la maggior parte delle volte fittizie, comprate o barattate.

Apriamo Facebook la mattina e scorrendone la bacheca, tra un aggiornamento di stato e l’altro, ecco che appare la pubblicità di quella cosa super interessante.

Sembra super interessante davvero, quindi perchè no?

Clicchiamo sull’annuncio – a volte nemmeno sapendo che è un’annuncio, perchè non ci prendiamo il tempo di leggere la scritta piccolina che dice “sponsorizzato”.

Guardiamo il video o leggiamo il messaggio: ci spiegano in che modo non possiamo assolutamente fare a meno di quel servizio, perchè la tua nostra vita ora – lo sappiamo – non è abbastanza soddifsacente.

Ma facendo quella cosa, allora si che cambierà! E prettamente in meglio, quasi per magia.

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Tadaaaaaam!

Ci fanno vedere quanto sia indispensabile aver quel prodotto nella nostra vita: proprio quello, la versione aggiornata, non quella precedente.

Quella precedente (del mese prima) ormai è obsoleta, e solo gli sfigati ce l’hanno ancora e non l’hanno cambiata.

Tu non sei uno sfigato, tu sei al passo con i tempi, tu si che sei figo!

Ma non puoi essere figo senza il computer nuovo, il telefono di nuova generazione, od il frullatore che cuoce anche la frittata in 2 microsecondi.

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Frittata cotta al frullatore.

Se non hai quel prodotto, non sei nessuno, la tua vita non vale veramente la pena di essere vissuta.

E cosa penseranno di te le persone che vedranno che il tuo frullatore frulla solo la frutta, senza preparare la frittata con i bruscandoli ?

(Questa è la versione veneta. Naturalmente ci sono varie versioni: è importante che scegli quella adatta a te e che sia approvata dalla community di cui fai parte, o dal gruppo di persone che ti circonda..e categoricamente ti giudica – o forse sei tu a giudicare te stesso ? )

E come sarai visto dagli altri se il tuo telefono non fa le foto 3D, come quello che loro hanno appena comprato mettendosi in fila la sera prima fuori dal negozio, per essere i primi ad averlo ?

– come se te lo donassero gratis, poi, se passi la notte al freddo ed al gelo sotto la pioggia per scaraventarti all’interno del negozio appena il malcapitato commesso accenna ad aprire la porta! Invece no, nessun premio, lo devi pagare comunque il prezzo di un tuo stipendio mensile, e non ti danno nemmeno la pacca sulla spalla. –

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Veloce che rischi di non essere il primo!

Ci convincono che se non acquistiamo, non siamo felici.

E noi ci crediamo.

D’altronde, ci hanno insegnato che vince chi è più forte.

Che conquista di più chi ce l’ha più grande.

Che è più apprezzato, amato e rispettato chi ha di più.

Ci hanno insegnato che più cose abbiamo, più siamo felici.

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…più cose abbiamo, più siamo felici.

Ma è davvero vero? -scusate il gioco di parole –

Per quanto tempo sei felice dopo aver acquistato il frullatore-fai-frittate-in2microsecondi?

Per quante volte usi veramente tutte le sue funzionalità, dopo averlo messo bene in mostra sopra alla credenza della tua cucina, ed aver invitato ospiti solo sperando che lo vedessero e che almeno loro ti dessero quella pacca sulla spalla?

Dopo quanto ti dimentichi la gioia di quell’acquisto?

Quanto sei veramente grato per avere quell’oggetto cosi utile nella tua vita?

Valeva quei 700 euro, o magari l’unica volta a settimana che frulli la frutta ti sarebbe bastato un normale frullatore da 30 euro?

Usi veramente tutte le funzionalità del tuo nuovo telefono per cui sei rimasto a letto una settimana con il raffreddore, dopo quella notte infernale..o ti bastavano le funzioni del telefono che avevi 2 anni fa?

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…però ho il telefono di ultima generazione!

Ti è stato veramente utile quel servizio che hai acquistato, o ti è sembrato interessante al momento, e poi te ne sei scordato?

Stai veramente usando le tecniche di quel corso fatto dal leader del settore con tanto di formazione internazionale ( questo però è il davvero il leader del settore, non come gli altri mille che dicono di esserlo, eh!) oppure dopo la botta di adrenalina te ne sei scordato, e sei ritornato alla tua vita ed alla tua abitudini normali – che se sei dove sei, e te ne lamenti, forse è l’ora di riprendere veramente in mano gli insegnamenti di quel leader e metterli in pratica, prima di dire che con te non funzionano e passare al prossimo leader, ed al prossimo, ed al prossimo..

Ci hai mai pensato?

Quando hai acquistato, in che spazio ti trovavi?

Ti trovavi in uno spazio di felicità, di pace, di consapevolezza, od in uno spazio di noia, di delusione, di non centratura?

Quando una persona è felice, non acquista.

O perlomeno, non acquista niente di più non sia utile, necessario, lo faccia crescere e gli doni più felicità..la felicità dell’anima.

Perchè quando una persona è felice, è in connessione con la sua anima, e con i suoi reali bisogni.

Quando una persona è felice, si sa ascoltare, sa ascoltare veramente il suo corpo, ed i suoi desideri..e non ha bisogno di nulla più di ciò che gli è utile e gli da vera gioia in quel momento.

Non parlo di quella felicità che dura 5 minuti ( o anche 5 giorni) portata da una bella notizia od un bell’ evento, ma parlo di quella felicità di base.

Quella felicità che vive alla base di tutti noi, così semplice, naturale ed innata, ma che sono alcuni, purtroppo, si concedono il permesso di ricontattare veramente e viverci a braccetto.

Quando sei felice, lo sei realmente, non hai bisogno di colmare nessun vuoto.

Quando sei felice, lo sei veramente, non hai bisogno di nient’altro che ti distragga da quella tua felicità.

Quando sei felice, lo sei veramente, apprezzi ciò che hai, non sei focalizzato su ciò che dovresti avere.

Quando sei felice, lo sei veramente, sei concentrato su quella felictà. E questa ti basta.

Ed allora, per favore, la prossima volta che vuoi fare quell’acquisto, fermati un attimo e pensa: sono veramente felice? (nb: la felicità effimera non vale!)

Se la risposta è si, compralo.

Se la risposta è no, ripassa dal via.

MONOPOLI IN PIAZZA: INIZIATIVA VOTA MILANO
Ripassa dal via.

Trova una situazione che ti renda felice, posiziona te stesso in uno spazio di felicità.

Quando ci sei, ripensa a quell’oggetto o quel servizio, e chiediti:

Questa cosa da veramente valora e me stesso, alla mia crescita ed alla mia vita?

Mi è veramente utile?

Se la risposta è si, comprala.

Se è no, ringrazia te stesso e la tua anima, perchè magari quei soldi risparmiati potrai usarli per qualcosa che quel valore alla tua vita lo darrà davvero.

 

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…e sii felice.

E smettiamola di chiederci perchè gli altri ce la fanno, e noi no.

Un allenamento. Questo blog è un allenamento. Nient’altro che un allenamento.

Ho iniziato a leggere dei libri di Stephen King. Ed a conoscerlo adesso. Si, forse è un po’ tardi, forse avrei dovuto prenderli in mano prima. E’ da molto che è famoso, d’altronde, ed alcuni film tratti dai suoi libri li avevo già visti.

Ma tardi per cosa, mi chiedo? Non è mai troppo tardi, ogni cosa arriva al momento giusto.

Mi avrebbero veramente le sue parole emozionato come ora, anni fa?

Ci avrei veramente capito il senso come lo capisco ora, anni fa?

Mi sarebbero veramente state utili come mi sono ora, anni fa?

Non lo so, ed in realtà non mi interessa nemmeno saperlo.

Il miglio verde.

“Partiamo da un qualcosa che conosco”, ho pensato “e che mi piace”. Ho adorato quel film, tutt’ora l’adoro. Avevo paura di cadere in una lettura tetra, scabrosa, terrificante..iniziando a leggere i libri di..lui. Quindi ho optato per quello, per andare abbastanza sul sicuro.

Non sono riuscita a fermarmi. Quasi neanche per andare in bagno, vi giuro.

Ho adorato quel libro, nonostante ne conoscessi già la trama, avendo visto più di una volta i film. Ho adorato il suo modo di scrivere, di accompagnarti nella storia. Ho adorato i personaggi, come li racconta. E mi ha stupito come nel libro racconta se stesso, in casa di riposo, che ricorda i suoi momenti passati, e torna indietro con la memoria raccontando la storia di molti anni prima, come se stesse accadendo esattamente ora.

Mi ha stupito quella “tecnica” perché io ho fatto esattamente così nel libro che ho iniziato a scrivere le scorsa estate. Mi è venuto spontaneo, ma pensavo fosse una cosa geniale fatta in quel modo. Nel mio modo, intendo. Ero tutta felice, perchè pensavo di lanciare un nuovo modo meraviglioso di scrittura. Che non è cosa da poco, ammettiamolo.

Invece mi accorgo che lui, il grande King, l’aveva scritta quasi nello stesso modo. Vorrà dire che inventerò qualcos’altro 😛

“Devo leggere di più” mi sono detta. Leggere di più, per imparare, per apprendere, per emozionarmi.

La lettura è emozione, le storie sono emozione..e le emozioni ti fanno crescere. Ti fanno riflettere, spesso ti guariscono.

Le storie, ti guariscono.

Ho sempre voluto scrivere, ed ho sempre amato leggere. Ma ultimamente leggevo solo libro di crescita personale, spiritualità/business… ‘come fare questo e quello, come raggiungere quello e quell’altro.’

Ci sta, alla fine è il mio lavoro, ed anche la lettura di moltissimi libri del genere mi ha aiutato nel migliorare me stessa e migliorare il mio lavoro stesso.

E ne ho pure scritto uno io. Quindi, figata.

Ma i romanzi..ecco, quello devo ammettere che mi mancano.

E ci sorrido, dietro a questa affermazione, dietro a questa verità.

Perchè voglio fare la scrittrice, ed è tantissimo che non leggo romanzi. Uhm…

Ho iniziato a leggere “On writing”, sempre di Stephen King.

Non mi sono fissata con lui, giuro, solo che l’altro giorno, annoiata nel mio divano, ho fatto qualche acquisto su Amazon. Ed oltre a delle cose fondamentalmente inutili (è incredibile quanto ti “frega” la possibilità di acquistare le cose in un nanosecondo online, ricevendole a casa tua il giorno dopo, con tanto di corriere con sorriso stampato a 34 denti..solo dio ne ha idea!) …Insomma, oltre ad altre cose inutili, ho acquistato tre libri di Stephen King.

Il primo, il miglio verde, come dicevo, l’ho divorato in un giorno e mezzo. Perchè devo anche lavorare, insomma, sennò l’avrei sicuramente finito anche prima.

Il secondo, On Writing, l’ho appena iniziato.

Nemmeno iniziato, direi.

Ho letto la prefazione, ecco quello che ho fatto.

Ma già questo mi ha aperto un mondo. Un mondo in cui già il miglio verde, e le note dell’autore, mi avevano aperto una finestra.

Allenamento. Costanza. Allenamento. Costanza.

Anche in un processo creativo come la scrittura.

Allenamento. Costanza. Allenamento. Costanza.

Emozioni, vita.

Allenamento. Costanza.

Stephen King scrive quattro o cinque ore al giorno. Ogni giorno. Almeno 2500 parole ogni giorno. Ogni giorno, capite.

Allenamento. Costanza.

E smettiamola di chiederci perchè gli altri ce la fanno, e noi no.

Allenamento. Costanza.

Giuro. Da ora scriverò ogni giorno. Non importa cosa, non importa dove, non importa a chi o per chi.

Ogni giorno.

Allenamento. Costanza.

La vita è come una ceretta (…all’inguine)

Sono stata dall’estetista oggi.

Per sentirmi più bella, sapete.

Quelle cose che fanno le donne, ed anche gli uomini ormai, da un po’.

Lo ammetto, ho sempre un po’ paura di quella stanzina con quel lettino bianco. E di quella cosa che si sta scaldando sopra al banchetto, vicino al lettino.

Mi si ferma sempre il respiro, quando penso che quella cera calda dovrà toccare il mio corpo, per staccarne una parte.

Una parte che non voglio, si sa…ma insomma, se fa parte del mio corpo, un motivo intelligente ci sarà. Ed allora perchè devo toglierla? Perchè devo soffrire?

Soffrire, si. Perche, non so voi, ma a me la ceretta fa soffrire. Sopratutto quella all’inguine. E le ascelle poi..vi prego, non parliamone perchè inizio già a sudare.

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..ceretta all’inguine ed alle ascelle..

La mia mamma, quando ero piccolina e dovevo fare un qualcosa che mi faceva paura o mi faceva male, come per esempio andare dal dentista, mi diceva sempre di chiudere gli occhi, stringere i denti, ed immaginarmi un sacco di cose belle.

Cosi io chiudevo gli occhi, stringevo i denti, e mi immaginavo un sacco di cose belle.

Volavo con gli unicorni, correvo in un prato, nuotavo con i delfini, cantavo con le sirene. E nel mio canto, il dentista finiva, quasi indolore.

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Io dal dentista…

Trent’anni dopo.

Paura e male.

Chiudo gli occhi, stringo ai denti, e penso alle cose belle.

“Grazie a questi strappi, mi sentirò più bella, dopo. Mi sentirò più libera, dopo.Sarò molto più a mio agio. E, diciamocela tutta, pure per un incontro galante, ecco.. sarò perfetta. E riesce meglio, se mi sento perfetta. Decisamente meglio 😛 ”

Ed immagino..immagino..immagino. Immagino……. 😛

Fanno male, quegli strappi.

Ma poi, sono più felice. Poi, mi sento meglio.

Sono necessari, per farmi sentire più bella.

E se mi sento più bella, mi sento anche più forte. E più in pace con me stessa, più creativa, più allegra.

Fanno male, ma è un male per cui vale la pena.

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Dolore che vale la pena.. e non solo lA penA   😛

 

Ecco, oggi pensavo che la vita funziona esattamente come una ceretta.

C’è quel momento in cui ti fa male, male davvero. Quel momento in cui devi stringere i denti, più forte che puoi, per riuscire a superarlo. Quel momento in cui chiudi gli occhi e preghi con tutta te stessa che finisca presto.

Quel momento che, come qualsiasi situazione nella vita stessa, poi passa.

A volte nel giro di giorni, a volte mesi, a volte anni.

Ma passa, questo è certo. E’ una legge della natura.

Passa.

Ed allora, perchè ci concentriamo su quegli strappi come se fosse l’unica cosa che esiste nella nostra vita e come se ci dovessero togliere i peli per sempre, in ogni istante?

Perchè non riusciamo a vederli come quel qualcosa di necessario per renderci più belli, più forti, e migliori?

Perchè non possiamo vederli come quella cosa che ci prepara ad un incontro galante, ad una situazione speciale, ad un qualcosa di importante? Ad un noi migliore?

Si, fare la ceretta a volte sarà doloroso, ma ne vale la pena. Eccome se ne vale la pena.

E..si, vivere a volte sarà doloroso o faticoso, ma ne vale la pena. Eccome se ne vale la pena.

Perchè i momenti dopo la ceretta, fidatevi, possono essere veramente momenti meravigliosi.

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…momenti… 😛

 

Quando passi dal condizionale al presente, tutto cambia.

Potrei dire che scrivere è la mia vita.

Potrei, appunto.

Il condizionale. Sto usando il condizionale. Questo tempo verbale che vuole dire tutto e niente.

Potrei.

Dovrei.

Farei.

Se.

Da wikipedia: modo condizionale (o il condizionale s.m. ), modo del verbo che attenua a desiderio l’affermazione contenuta in una frase isolata; nell’ambito del periodo ipotetico, sottomette l’affermazione alla condizione espressa nella proposizione dipendente: (se potessi) verrei.

Che attenua a desiderio. Attenua, capite? A desiderio..capite?!

Io. Proprio io. Che sono quella che spinge chiunque a seguire i suoi sogni. Tutti. Che sono quella che fa di tutto per raggiungere i suoi sogni. Tutti. Fuorchè quelli più grandi. Fuorchè quelli più spaventosi. Fuorchè quelli più veri.

E’ facile prenotare un aereo, ed andare tre settimane da sola in viaggio. E’ facile girare la Thailandia zaino in spalla, e lasciare che la via crei la via, che il viaggio crei il viaggio.

E’ facile buttarsi con il deltaplano, fare snorkeling nonostante il terrore di affogare, superare la paura di un incidente schivato per un soffio.

E’ facile per me. L’ho già fatto. Forse per questo lo ritengo facile. Tutto ci sembra facile quando l’abbiamo fatto, tutto ci sembra difficile prima di farlo.

Per me era pure facile creare un lavoro che ti dia piena libertà. Ma che libertà? Libertà.. immaginaria libertà.

Libertà che pur di essere libera si crea una gabbia chiamata libertà.

Non c’è maggior vera libertà dell’esprimere se stessi. E non c’è maggior libertà del seguire se stessi.

Ed il se stessi, cari amici, mi sa che cambia. Cambia proprio, non è mica costante. Me ne sto rendendo conto sempre di più. Cambiano i sogni, cambiano le idee, cambiano i pensieri. Cambiano i luoghi, le persone,le abitudini. Cambiano gli amori, cambi tu.

Sono cambiata.

Non in tutto, certo, ma in molto.

E potrei accondiscendere questo mio cambiamento. Come ho già fatto molte altre volte, d’altronde.

Potrei farlo.

Potrei.

Appunto.

E allora perchè non lo faccio? Dove va a finire quella scintilla interiore che ogni tanto si accende, ma basta una distrazione esterna, basta la quotidianità, basta un problema od una bolletta da pagare per farla svanire?

Davvero, svanire.

Per quanto tempo deve riaccendersi, quella scintilla, per sfociare? E quanta vita ha?

Sette, come i gatti? Una, come le persone? Infinita, come le idee?

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Qual’è la sua data di scadenza? Quand’è che si arrende?

Perchè ci arrendiamo a noi stessi?

Perchè non ci permettiamo di essere?

Quante scuse ci permette di raccontarci quel condizionale!

Potremmo essere le migliori persone del mondo, i migliori manager, i migliori scrittori, i migliori padri…se…..ma….

Condizioni, condizioni esterne che non ci permettono di essere. Ma è veramente vero?

Siamo così sciocchi da credere che sia la realtà esterna che comanda il nostro mondo e la nostra vita?

Siamo così piccoli ed impotenti da dare il potere a chiunque fuorchè a noi stessi?

Ci riteniamo cosi insignificanti da permettere ad un condizionale di condizionare la nostra vita?

Abbiamo così poco potere e stima in noi stessi?

Da oggi, userò il presente.

Perchè quando passi dal condizionale al presente, tutto cambia.

Tutto si realizza, perchè è li..già pronto per essere realizzato. Ed aspetta solo te.

Te, ed il tuo coraggio di trasformare il tempo condizionale, in tempo presente.

E’ grazie al viaggio che conosco me stessa. Ed è il viaggiare la mia strada..

Sono partita. Di nuovo, sono partita.

Anche se tutti mi dicevano che devo smettere di scappare. Anche se tutti mi dicevano che devo smettere di viaggiare. Anche se tutti mi dicevano che devo mettere radici, feramrmi e concretizzare. Avere una vita normale.

Sono partita. Per fortuna, sono partita.

Il mio primo viaggio zaino in spalla. Si, perche ne ho fatti di viaggi. Ma mai cosi. Mai con questa libertà che quel magico zaino ti da.

Insomma, ne avevo paura all’inizio. Daltronde, trasportare tutti quei kg sulle spalle, alla mia età, e con il mal di schiena che spesso mi ritrovo, mica è cosa da poco.

Ma ho ascoltato. Mi sono ascoltata.

Volevo andar in Birmania, all’inizio. Era un mio sogno, è un mio sogno. In realtà, qualche mese fa era diventata quasi la mia unica ragione di vita. Andare in Birmania.

Una persona doveva venire con me, finche mi ha detto no. “No, non è il mio momento”

Delusione, frustrazione, rabbia.

Come poteva dirmi di no!?!

E poi, un pensiero. Ok, vado in Thailandia. Non lo so perchè, sogno la Birmania, ma prima mi faccio un viaggetto leggero in Thailandia.

Leggero, si. Diciannove giorni, zaino in spalla, ogni giorno in un luogo diverso. 😛

Un viaggio meraviglioso. Un viaggio fuori e dentro di me.

Sono partita, per fortuna. Sono partita.

E’ nel muoversi che si va incontro a se stessi, è nel muoversi che si riattivano le energie.

Ero ferma, ero stagnante, non ero più io.

Sono tornata.

E sono tornata io.

Ho fatto pace con me stessa. E con i viaggi.

“Fermati e concretizza”, mi dicevano. Proprio quelle persone che non concretizzano mai.

Li ascoltavo, gli voglio bene, sono i miei amici.

Fermati e concretizza.

Li, mi sono fermata, mentre ero in movimento.

Ed ho capito. Ho visto, ho capito.

Io sono il viaggio. Ogni mia cellula è il viaggio. Sempre, comunque. Ogni mia cellula è in movimento, ed è per questo che produce, che concretizza.

Ho fatto pace con i viaggi.

Mi sono guardata indietro, ed è stato sempre dopo un viaggio che ho creato, ed ho concretizzato davvero. E’ sempre stato grazie ad un viaggio che ho fatto quel passo oltre, che ho conosciuto ancora meglio me stessa, che ho costruito ancora di piu me stessa, ed ho portato la mia nuova versione nella realta.

Facendo passi da gigante. Davvero, da gigante.

E sono grata, immensamente grata alla vita per avermi dato questa forza, e tutte quelle oppurtunita di crescita. Dolorose, a volte, ma opportunità.

E’ il viaggio che mi fa conoscere sempre di più me stessa, ed il mondo. Ed è il viaggiare la mia strada.

La mia. E l’unica che esiste per me.

E se per gli altri non è la loro, beh..non è un problema mio.

Se gli altri vorrebbero che fosse anche la loro ma non si permettono di costuirla, beh, non è un problema mio.

Ho fatto pace con i viaggi.

Ho fatto pace con me stessa.

Ed in pace, ora, riparto.

Viaggiando in me, viaggiando in voi.

Viaggiando…

Se io non fossi io, potrei veramente essere io.. (Ergo: chi sarei se non avessi il mio nome e cognome?)

Se io non fossi io, potrei veramente essere io.

Ebbene si. Se non fossi io, potrei essere me stessa.

Mi chiedo, oggi..chi sarei se non avessi il mio nome e cognome?

Cosa farei?

Chi sarei e cosa farei se non conoscessi le persone che conosco, se non vivessi nel luogo in cui vivo, se non avessi la famiglia che ho?

Farei le stesse cosa che faccio ora?

Sarei esattamente come sono ora?

Vivrei proprio come sto vivendo ora?

Avrei le stesse paure, gli stessi blocchi?

Trasmetterei e porterei avanti le stesse qualità, gli stessi talenti?

Farei il lavoro che faccio?

Beh, probabilmente no. O non solo. Non solo.

Quanto ci vincola l’immagine che ci siamo costruiti di noi! Quanto ci impegniamo a farci vincolare da quella stessa immagine che molto spesso è la nostra gabbia più grande!

Quante paure, quanti limiti, quanti blocchi..per un identità!

“Io sono figlio di questo e quello, e quindi devo fare così. Sono la moglie o marito di tizio o caia, e quindi devo fare cosi.”

“Questo è il mio lavoro, se cambio o ci aggiungo parti di me sono incoerente e non va bene.”

!I miei amici la pensano cosi, se andassi in una direzione diversa mi prenderebbero in giro a vita o mi escluderebbero.”

“Se faccio quello che veramente sento desidero ed amo, rischio di perdere le persone a cui amo.”

“Ho un immagine, ci ho messo molto impegno a costruirmi quest’immagine in anni e anni di lavoro, ora non posso essere diverso.”
“Non posso essere quello, o non posso essere questo e quello. Devo essere questo.”

E basta.

Cazzate! Cazzate!!

Vi rendete conto di quante potenzialità disperse in questo modo?

Vi rendete conto di quanti doni e talenti sprecati?

Vi rendete conto di quanto talento buttato via?

Io si, me ne rendo conto.

Ma non è facile, non è assolutamente facile.

Perché quello che crediamo di noi, o vogliamo dimostrare di noi ( in primis a noi stessi, oltre alle persone che amiamo ed alla società) molte volte è più forte, molto più forte, di ciò che ci rende felici.

E allora vogliamo essere felici, cerchiamo l’ormai famigerato segreto della felicità e del successo, non vedendo, non volendo vedere, non accettando che è sempre stato li, dentro di noi. In ciò che siamo veramente, in ciò che amiamo veramente.

In noi, noi senza un nome, noi senza un cognome, noi senza una nazionalità, noi senza le persone di cui ci siamo circondati. Noi, che se fossimo veramente liberi, potremmo essere veramente noi.

E se il vero segreto della felicità fosse essere semplicemente, profondamente e completamente noi?

Ed ora mi chiedo “Io sono chi sono veramente? Se in questo momento non avessi questo status sociale, se non conoscessi certe persone, se non avessi la famiglia che ho, se non avessi il mio nome e cognome, farei esattamente le azioni ed il lavoro che sto facendo oggi?

No, la risposta è no. Od almeno, non del tutto.

Io, senza nome e cognome, scriverei. Scriverei tantissimo. Scriverei di me, della mia vita, dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle cavolate che mi passano per la testa, dei miei alti e bassi, delle mie incoerenze, di me per come sono esattamente nel momento in cui scrivo, ed in continuo mutamento. Scriverei, scriverei, scriverei. Senza nessuna paura, scriverei.

Io, senza nome e cognome, girerei il mondo e conoscerei persone che mi stimolano, e li intervisterei, chiacchiererei con loro, cercherei di assorbire più che posso dalla loro esperienza e dalla loro essenza, e lo condividerei con il mondo magari con dei video, senza paura che i video o le interviste vengano male, o non perfette.

Io, se non avessi nome e cognome, scriverei libri per bambini, e dipingerei. Ci metterei i miei dipinti, anche se l’unica cosa che so disegnare è un albero con il laghetto od una pecora che sorride. O Pippo.

Senza il mio nome e cognome, scriveri libri.  Libri, libri e ancora libri. Su tutto ciò che desidero e che mi fa battere il cuore.

Io, senza il mio nome e cognome, ridei di più, molto di più, e non avrei paura di sbagliare. Mi butterei a capofitto in qualsiasi situazione, con gioia, con entusiasmo, con amore.

Io, senza il mio nome e cognome, amerei. Amerei davvero.

Ed allora basta. Basta!

Voglio vivere pensando di non avere più un nome e cognome.

Voglio vivere non essendo io, perché è non essendo io, che io riesco ad essere io.

E’ difficile, lo so, e fottutamene difficile. Almeno per me.

C’è la paura di fallire, di sbagliare, di venir giudicata, disprezzata, allontanata, non amata.

Ma non posso più permettere a me stessa di allontanare me stessa. Credo sia questa la cosa più brutta al mondo. Ancora peggio della morte.

Vivere distanti da noi stessi.

Ecco, io voglio vivere con me.

E se i soldi fossero solo una scusa per sentirci vivi?

E se i soldi fossero solo una scusa per sentirci vivi?

Sul serio, se servissero solo a quello?

Pensateci.. noi ci svegliamo la mattina, facciamo colazione, ci prepariamo e ci vestiamo, e poi andiamo al lavoro, oppure progettiamo e creiamo qualcosa.. qualcosa che in un qualche modo poi va venduto. Che sia il nostro operato e tempo in un azienda, ufficio o qualsivoglia situazione, oppure una nostra creazione, come un nuovo progetto, un libro, un quadro, una canzone, qualsiasi forma d’arte…alla fine per continuare a svegliarci la mattina, prepararci e poi lavorare o creare, dobbiamo venderla, dobbiamo avere un guadagno economico.

Ora mi chiedo..cos’è l’uomo senza l’azione? Può vivere un uomo senza agire? No, la risposta è no. Anche semplicemente il fatto che ci siano state due gambe per muoverci, due braccia e due mani per fare le cose, due orecchie per ascoltare, due occhi per vedere ed un naso per odorare, oltre ad un cervello per pensare e percepire..beh, questo fa ben capire che una persona non può stare ferma. Non può. Almeno, non per tutta la vita.

Il fare, il creare..il movimento in sé ci rende felici.

E siamo qui per sperimentare la felicità. Oltre a tutta l’altra serie di emozioni, certo. Ma la felicità sta proprio in questo. Nel sperimentare tutti i tipi di emozioni, indipendentemente dal giudizio positivo o negativo che gli attacchiamo addosso, che è un giudizio, appunto, ed in quanto tale non è reale in assoluto.

Quindi, se è sperimentando tutte le emozioni che siamo felici, e se è essendo felici che svolgiamo il ruolo che la nostra anima è portata a svolgere..è quindi l’azione, dettata dal movimento e dall’utilizzo di ogni nostro senso, che ci rende felici.

Ma se noi non avessimo un motivo più materiale, un bisogno reale per agire, come quello di portar a casa del denaro e mangiare, nutrire il nostro corpo per farlo sopravvivere, faremmo veramente molte cose? Riusciremmo veramente ad essere vivi?

Si, se fossimo capace di ascoltare noi stessi e avessimo esattamente chiaro qual’è la nostra missione, e quali sono i nostri talenti e le nostre passioni. Ecco, li faremmo in modo di metterli in atto.

Ma l’uomo è pigro, e molto spesso si perde. Si perde nelle sue paure, nelle sue congetture, nei suoi blocchi e nei suoi limiti. Si perde nel cercare di capire la propria strada, e di seguirla. E va a zig zag.

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Uomo perso…

Ma se non avessimo bisogno di seguire nessuna strada, perché tanto i bisogni primari sono già soddisfatti, non è che per comodità sarebbe più facile sedersi e fare nulla?

E magari stare male dopo un pò nel fare nulla, perché siamo stati creati per essere in movimento, e non possiamo andare contro alla nostra natura.

E non è che se non avessimo bisogno di sopperire ai nostri bisogni primari, dopo un po rischieremmo di cadere in depressione?

Non è quindi che il denaro sia semplicemente una scusa, una semplice scusa, per tenerci vivi, attivi, in movimento, sopperire ai nostri bisogni primari ma nutrire anche tutti gli altri nostri bisogni, tipo quello d’amore, di condivisione, di sentirci importanti, di sentirci utili, di avere una sicurezza ma allo stesso tempo essere stimolati dalla novità e dalla sfida, ecc ecc?

Non è che sarebbe un mondo molto più triste, e molto meno vivo senza il denaro, o se tutti avessimo un enorme quantità di denaro a disposizione?

Magari saremmo tutti belli cicciotelli, con vestiti nuovi ogni giorni e con una bella macchina da sfoggiare. Potremmo viaggiare il mondo, conoscere, vedere, fare un sacco di cose.

Ed allo stesso tempo potremmo dare ancora più voce alle nostre mancanze, alle nostre paure, alle nostre dipendenze, alla facilita dell’essere umano nel cadere in vizi e abitudini comode al momento ma insane.

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Noi che diamo spazio a noi stessi (vizi, paure, comodità…)

E non avremmo motivo di agire.

Che il denaro sia quindi solo un dono divino, che un’energia più intelligente di noi ha deciso di permetterci di creare per poter seguire lo scopo della nostra vita, tendere ad essere felici, o ancor più tendere ad essere sempre più se stessi?

Che il denaro sia semplicemente una scusa per un qualcosa di più grande?

Che sia solo un mezzo per questo, e non un obbiettivo, un qualcosa da raggiungere e da avere, una cosa bella o brutta, o tutte le forme che noi ci mettiamo sopra?

Ecco, credo che il denaro sia una scusa per sentirci vivi.

Almeno, oggi mi va di pensarla così..